Marcello Romolo

VITA DI UN PAPA MORTO: MARCELLO ROMOLO

Nasce a Napoli e ha un’infanzia serena e senza particolari traumi.

Nel 1977, ultimo anno di liceo, per seguire una bella compagna di classe finisce per puro caso in un laboratorio teatrale tenuto da Nello Mascia. La bella compagna va via, ma lui vi rimane prendendo parte ad una messa in scena delle Baccanti di Euripide, in cui si distingue per un divertente monologo che riscuote per più sere il favore del numeroso pubblico studentesco.

Scopre così che in fondo ha del talento. Poi, è tutta una storia di spettacoli per le scuole e di belle e irraggiungibili  giovani attrici, fino a quando  il gioco non si fa serio.  Scelto da Tonino Conte per Il Re applaude al Teatro San Carlo di Napoli, viene costretto a iscriversi al collocamento dello spettacolo, con grande rammarico del papà che si vede sottrarre dal fisco gli assegni familiari per quella che a suo giudizio è soltanto una fuggevole passione giovanile. Intanto lascia la facoltà di Architettura, dove si era iscritto dopo il liceo, per iscriversi a Filosofia. Dilaniato dal dubbio se iscriversi anche alla Bottega di Gassmann dove ha superato le selezioni, o se accettare una interessante proposta lavorativa, trova conforto in Orazio Costa Giovangigli, maestro di una nutrita generazione di grandi attori italiani tra i quali lo stesso Gassmann, conosciuto durante uno stage a Firenze, che gli consiglia di accettare il lavoro, ma di non fermarsi a quel tipo di esperienza e di differenziare in futuro le proprie scelte per sopperire alla mancanza di una formazione accademica teatrale. Questa rimarrà la linea di principio che segnerà tutte le sue scelte future, in una eterna ricerca anche in età matura dell’esperienza formativa e che lo porterà ad essere il più severo censore di sé stesso. Dà inizio così a quello che potremmo definire il ‘ periodo milanese’ e lo fa partendo dal teatro Nazionale, dove prende parte come Petruccio ad una edizione del Don Giovanni di Moliere per la regia di Mario Morini, con Lino Troisi, al quale rimarrà legato da profondo affetto,  e Diego Abatantuono. Grazie a quest’ultimo conosce l’ambiente del mitico Derby per poi ritrovarsi al suo fianco, insieme a Teo Teocoli e Lucia Vasini, tra gli altri protagonisti della prima e pioneristica Sit-com italiana: Diego al 100%. E’ notato inoltre dai più autorevoli critici teatrali del tempo, quali Roberto De Monticelli, Tommaso Chiaretti, Renzo Tian, Odoardo Bertani, Franco Quadri, Ghigo De Chiara e Ugo Ronfani. Ma il richiamo della terra natia è forte e l’occasione per il rientro a Napoli gliela offre Giuseppe Tornatore, che gli affida l’avvocaticchio di Ben Gazzara nel film Il Camorrista. Quelli sono anche gli anni del Teatro di Ricerca e prezioso è l’incontro con Franco G. Forte, uno dei padri dell’avanguardia teatrale campana. Intanto, dopo aver saltato per tanti anni  di fiore in fiore, inciampa in Rossella, dolce e amorevole creatura, la quale, sapendo fare pressione sui punti più delicati dell’animo umano e su quelli più dolenti del corpo, lo persuade a convolare a nozze. Nel frattempo approda al Teatro Bellini di Napoli, che si rivela un’ inesauribile palestra, dato che Tato Russo gli dà modo di spaziare tra i generi di spettacolo più diversi, dalla Commedia al Dramma, da Shakespeare a Scarpetta, dal Musical  all’ Operetta, dando vita ad una variegata galleria di personaggi. In quasi vent’anni di militanza belliniana, tra una tournée e l’altra (si, non ci crederete, ma una volta c’erano le tournée! Giuro!!!) trova anche il tempo di mettere al mondo tre figli e di laurearsi con una tesi su Diego Fabbri. A partire dagli anni duemila l’assoluta fedeltà al Bellini si arricchisce di qualche ‘scappatella’ con Peppe Barra, Jerome Savary, Vincenzo Salemme, Renato Carpentieri, fino all’incontro con Teatri Uniti e l’arte di Toni Servillo, che gli affida prima il ruolo di Raffaele in Sabato, Domenica e Lunedì , e poi del portiere Michele in Le voci di dentro. Ed è durante le riprese televisive di questi due spettacoli che conosce Paolo Sorrentino, che sceglierà lui per dare un volto al confessore di Jude Law in The Young Pope. Mentre con Teatri Uniti la collaborazione si arricchisce di  più edizioni di Jucature, o I Giocatori, del catalano Pau Mirò, che poi diventa anche un tv-movie per la RAI per la regia di Enrico Ianniello, il legame di reciproca  stima e affetto col Teatro Bellini non si interrompe e dà vita a nuove collaborazioni per spettacoli come Dignità Autonome di Prostituzione ed Il Giocatore di Dostoevskij. Anche le incursioni nel cinema diventano più frequenti, partecipa per  Lamberto Lambertini a Fuoco su di me, per i fratelli Frazzi a Certi Bambini, per Edoardo De Angelis a Mozzarella Stories e Il Vizio della Speranza, per Igort a 5 E’ Il Numero Perfetto, per Michelangelo Gelormini a I Fiori Blu e per Gianluca Iodice a Il Cattivo Poeta. E dopo essersi appassionato con Francesco Amato a girare per la RAI la quinta puntata della serie Imma Tataranni nel ruolo dell’assassino di turno rag. Calenzano, è tornato sotto la guida di Paolo Sorrentino a vestire i panni di Don Tommaso, questa volta in The New Pope per dare vita e morte all’ingenuo e poi inaspettatamente ambizioso Papa Francesco II.

Altezza:     1,68
Capelli:      Brizzolati
Occhi:        Verdi
Lingue:      Inglese (ottimo), Spagnolo
Skills:         Canto (tenore)

Descrizione